Amantea e rifiuti, una scalata verso la trasparenza - Diritto di Accesso Civico

Amantea e rifiuti, una scalata verso la trasparenza

Posted by on Ott 30, 2018 in Post

La questione rifiuti in Calabria non è mai stata di facile gestione.

A dimostrarlo i diversi commissariamenti, non ultimo quello 2017 che colpì alcune discariche calabresi non in linea con gli standard europei, e le innumerevoli crisi dovute ad un sistema di smaltimento lento ed ai pochissimi impianti realmente a regime presenti sul territorio.

In questo contesto si inserisce la questione “raccolta differenziata”, la quale subisce chiaramente considerevoli rallentamenti.

Le percentuali di RD mostrano come il SUD non arrivi neppure al 40%, e come la Calabria superi di poco il 30%, con una quantità pro capite di 134,07 kg, su un totale di 403,77 kg di rifiuti urbani raccolti (Dati ISPRA 2016).

La Provincia di Cosenza risulta essere la più riciclona con il 42%.

Il Comune di Amantea, oggetto del nostro studio, raggiunge per la prima volta nel 2016 il 65% di rifiuti riciclati. Vittoria certamente del sistema di raccolta “porta a porta” iniziato nel corso del 2015.

Ma lungo e tortuoso è stato fino ad ora il percorso della gestione dei rifiuti di questo Comune, tra determinazioni TARI confusionarie e una gestione del servizio non proprio perfetta.

Amantea è un comune calabrese della Provincia di Cosenza, situato sul mar Tirreno; i suoi confini coincidono con la fine della provincia e con l’inizio del suolo catanzarese. Il territorio comunale ha un’estensione di circa 28,63 kmq ed è suddiviso in due centri principali (Amantea centro e Campora San Giovanni). Secondo i dati dell’anagrafe comunale, sul territorio risiedono 13.827 abitanti suddivisi in 5.727 famiglie. Sono state rilevate e risultano iscritte a ruolo 7.523 utenze domestiche e 1.228 utenze commerciali e di servizi (dati Piano Finanziario 2017).

Lo studio oggetto di questo articolo ha inizio con la Richiesta di accesso civico generalizzato (FOIA) effettuata in data 16 novembre 2017 al Comune di Amantea, il quale ha provveduto a recapitare i dati richiesti dopo 27 giorni, rientrando quindi nel limite dei 30 giorni previsto dalla Legge.

Grazie alle notizie recuperate, è stato possibile ricostruire, attraverso una linea temporale, gran parte della vicenda riguardante la gestione dei rifiuti e della raccolta differenziata del Comune.

Dal 2001 al 2009 Amantea è legata all’Appennino Paolano S.p.A., società per la gestione consorziata tra i Comuni ricadenti nel tirreno cosentino, del servizio di raccolta differenziata e non. La società effettua raccolta differenziata stradale tramite appositi contenitori, differenziando maggiormente carta e cartone. La percentuale RD riferita al 2008 è di 8,38% , dato che la dice lunga su quanta strada il paese abbia fatto fino ad oggi.

Dopo otto anni dall’inizio della gestione, l’Appennino Paolano S.p.A. fallisce ed il Comune, guidato da Commissione Prefettizia, affida alla Lamezia Multiservizi S.p.A. il servizio di raccolta ordinaria e differenziata (compreso di trasporto in discarica). Il Comune acquista 500 azioni della società, detenendo quindi una quota pari all’1,03% del capitale sociale.

La Lamezia Multiservizi è una società a capitale interamente pubblico, pari a 2.513.444 €, costituito da 48.663 azioni del valore nominale di 51,65 € ciascuna. Le azioni sono possedute dal Comune di Amantea (provincia di Cosenza) e da altri 27 Comuni del Sottoambito Lamezia della Provincia di Catanzaro.

Il costo complessivo annuo per il Comune per la gestione del servizio rifiuti nel 2009 è pari al 1.045.849,36 € (iva inclusa) e la percentuale di differenziata sale al 18%. Come si evince dalle informazioni reperite grazie al FOIA, il costo complessivo annuo crescerà fino a 1.215.000 € nel 2016.

Ma cosa accade in questo lasso di tempo?

Nodo cruciale è l’approvazione del progetto di “realizzazione del servizio di raccolta differenziata” del 2013, con un importo totale di € 592.170,07 (di cui il 58,97% finanziato dalla Regione Calabria grazie all’assegnazione di contributi a favore dei comuni per interventi di “Progettazione e realizzazione di servizi di raccolta differenziata nel rispetto delle norme di riuso, riciclo e recupero dei rifiuti” approvato con Decreto Dirigenziale n.20706 del 17/11/2009).

Il finanziamento interviene copiosamente sull’idea dello sviluppo del “porta a porta”, che verrà realizzato gradualmente a partire dal 2014 sul territorio della frazione di Campora San Giovanni e successivamente nel marzo 2015 in tutta l’area amanteana.

Ed è grazie a questo sistema di raccolta che si raggiungono nel 2016 (in ritardo) gli obiettivi quantitativi di raccolta fissati al 65% entro il 2012 dall’art. 205 del Dlgs. 152/06 sulle norme in materia ambientale.

Di seguito le quantità di rifiuti differenziati sul totale dei rifiuti prodotti negli anni 2015 e 2016.

 

Ma quali sono le tipologie maggiormente differenziate?

Stringendo il focus sulla raccolta dell’anno 2016, vediamo che è l’organico ad essere più riciclato; seguono la raccolta del multimateriale (che comprende plastica, vetro e metalli) e della carta e cartone.

 

Ma non è una soltanto la destinazione dei rifiuti prodotti.

Lamezia Multiservizi trasporta in luoghi diversi a seconda della tipologia di materiale raccolto. Tutto ciò a causa della scarsa capienza e dell’esiguo numero di impianti di trattamento e smaltimento presenti sul territorio regionale, che fu già motivo di una lunga crisi di rifiuti nel 2014.

 

I rifiuti amanteani sono trasportati a:

  • Lamezia Terme (Cz) presso “Daneco impianti srl” e presso “Ecologia oggi srl”
  • Rende (Cs) presso “Calabria Maceri e servizi spa”
  • Rizziconi (Rc) presso “Città pulita sas di ventrice girolamo e c.”

È facilmente giustificato quindi l’alto costo della voce “raccolta e trasporto” nel MUD del 2016.

 

Con modello unico di dichiarazione ambientale (MUD) si identifica la dichiarazione che ogni Comune deve presentare annualmente alla Camera di commercio di pertinenza, e che riporta chiaramente i dati relativi all’anno precedente. La scadenza per la presentazione è fissata al 30 aprile.

Nella dichiarazione i rifiuti vengono raggruppati per tipologia (tramite i codici CER) e per destinazione. Il documento presenta inoltre una sezione sui diversi costi di gestione del servizio.

E sono proprio questi costi a non combaciare con i dati riportati sul Piano Finanziario per l’applicazione del tributo comunale sui rifiuti (TARI) approvato ad aprile 2016.

 

Il Piano ha lo scopo di determinare i costi fissi e variabili del servizio, necessari per calcolare i costi da coprire attraverso la nuova TARI. Il documento inoltre fa riferimento al piano di gestione dei rifiuti 2015 e preventiva quindi i costi dell’anno in corso.

In parole povere, il Piano preventiva i costi del servizio riguardanti l’anno in corso, mentre il MUD fa riferimento ai costi realmente affrontati l’anno precedente.

La discrepanza è notevole. E non accade soltanto per il 2016, ma anche per il 2015 (secondo i documenti richiesti).

Le tariffe TARI servono quindi a coprire costi più alti di quelli che si affrontano in realtà?

Così sarebbe, se l’importo realmente incassato dal Comune fosse quello corretto.

Lo stato degli adempimenti dei tributi comunali aggiornato al 31 dicembre 2016, riporta come nelle casse comunali manchino più della metà dei pagamenti.

 

Per fare chiarezza bisognerebbe interrogare il bilancio comunale, il quale è stato ripetutamente sotto accusa per anni, fino alla deliberazione n.55 del 28 aprile 2017 del Commissario straordinario, in cui si dichiarava il dissesto finanziario dell’Ente; tra le cause “la decrescente riscossione delle entrate correnti” e il “ricorso reiterato ad anticipazioni di Tesoreria con aggravio di interessi passivi, nonché l’accesso alle anticipazioni di liquidità, peraltro solo parzialmente rendicontate”.

A giocare un brutto scherzo alla riscossione è stata anche la pronuncia del Consiglio di Stato, interpellato in seguito alla decisione del TAR Calabria sulla vicenda TARI 2015. Le tariffe sono state dichiarate nulle perché l’art 1 comma 169 della legge 147/2013 statuisce che il termine fissato nel 30 luglio per le deliberazioni delle modificazioni di tariffe e tributi ha carattere perentorio. La tariffa era stata invece approvato in Consiglio Comunale in data 12 agosto.

Ma i cittadini amanteani pagano in realtà per un servizio accurato e preciso?

Le risposte fornite ad un breve questionario rivolto ad un campione ristretto di cittadini amanteani, ci dicono qualcosa in merito.

Il 30% degli intervistati afferma infatti che la raccolta della frazione organica non avvenga tre volte a settimana (così come stabilito dal calendario della raccolta), ma in numero inferiore; addirittura il 9% afferma che la raccolta non abbia una cadenza precisa. Ad affermarlo sono cittadini residenti in quartieri periferici della città (Chiaie, Cannavina, Fiumara), i quali pagano la tassa sui rifiuti come un cittadino residente nel centro (si spera).

 

La percentuale si riduce notevolmente alla domanda sulla raccolta di carta, indifferenziata e multimateriale. Qualcuno scrive che tutto venga in realtà raccolto insieme indipendentemente dalla natura del rifiuto e collocato sui piccoli camion diretti all’isola ecologica.

Se così fosse ci aspettiamo per il prossimo anno che la percentuale di rifiuti indifferenziati cresca di molto, e che diminuisca quindi la percentuale di raccolta differenziata.

Il questionario non ha chiaramente la presunzione di verità (il campione comprende solo 125 intervistati), ma vuole solo essere indicativo dello stato reale della raccolta, e vuole altresì essere da stimolo al fine di migliorare realmente la qualità dei territori che viviamo.

Il 42% degli intervistati dichiara poi di aver telefonato almeno una volta il gestore del servizio per il ritiro di rifiuti ingombranti (quali televisori, ecc). Non è specificato nella risposta se realmente la società abbia provveduto al ritiro del rifiuto, ma se così fosse (come dovrebbe) la casella riguardante i costi di smaltimento di apparecchiature elettriche nel MUD dovrebbe contenere un qualsiasi numero che in realtà non è presente.

Un ulteriore quesito riguarda il compostaggio domestico. Il Piano comunale di gestione dei rifiuti (dicembre 2016) dà grande importanza a questa tecnica poiché consente di ridurre sensibilmente la quantità di organico da trasferire presso gli impianti di trattamento e smaltimento.

Per favorire sempre più questa pratica, il Piano prevede di fornire gratuitamente a chi ne faccia richiesta tutto il kit necessario, prevedendo inoltre per il 2018 una riduzione pari al 20% sulla parte variabile della TARI per chi pratica il compostaggio domestico.

Il 2% degli intervistati ha dichiarato di essere ancora in attesa di una compostiera nonostante l’abbia già richiesta da tempo, il 75% non la possiede, ed il 12% non ha idea di cosa sia una compostiera.

Il numero di “rifiuti avviati a compostaggio domestico” nella sezione del MUD riguardante la descrizione di rifiuti, risulta anch’esso inesistente.

 

L’alto numero di frazioni “lontane” dal centro città richiamerebbero ad uno sfrenato uso del compostaggio domestico che ridurrebbe notevolmente la quantità conferita presso gli impianti, riducendo quindi i costi di raccolta, smaltimento e trattamento. Perché non puntare realmente su questo strumento?

Per concludere, vi sono state diverse difficolta riscontrate nella stesura di questo lavoro.

La prima certamente riguarda la grande mole di dati e documenti da mettere insieme per una buona comunicazione, la loro bassa reperibilità in forma aggregata, e la conseguente dislocazione in differenti fonti di diversa natura. La mancanza di un osservatorio regionale dei rifiuti (come è presente in alcune regioni d’Italia) ha contribuito inoltre a dare grande confusione.

La scarsa chiarezza delle informazioni riguardanti i costi e la TARI ha poi fatto il resto.

Rendere al cittadino un servizio trasparente (grazie all’uso di strumenti immediati come una scheda URP) è fondamentale affinché ognuno si possa sentire parte di una comunità che va avanti grazie al contributo di tutti.

Questo tuttavia non è solo un obbligo (Legge 150/00) ma ci piace pensarlo come un dovere; come diceva Tullio De Mauro, “chi è al servizio del pubblico ha il dovere costituzionale di farsi capire”.

 

I dati pubblici, le informazioni e i documenti istituzionali sono stati richiesti al Comune di Amantea presentando una richiesta di accesso civico generalizzato ai sensi dell’Art. 5 del d.lgs. n. 33/2013 come modificato dal d.lgs. n. 97/2016 

La richiesta è stata presentata il 16/11/2017. Il Comune ha risposto il 13/12/2017, rilasciando i dati richiesti.