Comunicazione pubblica e Linguaggi istituzionali

Posted by on Nov 13, 2013 in Blog, Post

Comunicazione pubblica e Linguaggi istituzionali

E’ iniziato il 23 ottobre il corso “Comunicazione Pubblica e Linguaggi istituzionali” #CP&LI  per i corsi di laurea magistrale in “Comunicazione d’Impresa e Comunicazione Pubblica”, “Gestione e conservazione del patrimonio archivistico e librario”, “Filologia Moderna”. Il corso ha l’obiettivo di sviluppare le competenze linguistiche comunicative specifiche per operare nel settore pubblico, a partire dalle finalità della Legge 150/00 “Disciplina delle attività d’informazione e comunicazione delle amministrazioni pubbliche” e dai principi per la semplificazione del linguaggio amministrativo. E’ un corso di linguistica applicata alla comunicazione pubblica. Teorie, metodologie e strumenti della sociolinguistica, pragmalinguistica, terminologia, linguistica computazionale e lessicografia per analizzare i testi dei diversi linguaggi istituzionali. 5 moduli per sviluppare le competenze linguistiche comunicative alla base delle scritture professionali per la comunicazione pubblica e l’informazione istituzionale con seminari tenuti da esperti  di settori che contaminano la lingua italiana generando nuovi linguaggi e project work sul monitoraggio civico e l’uso degli open data per la comunicazione pubblica. Infografica e visualizzazione delle informazioni con Nicola Olivieri @nicolaolivieri (6/11), Open Government ed engagement dei cittadini con Davide D’Amico @damicod (13/11), Monitoraggio civico e OpenCoesione con Luigi Reggi @luigireggi (25/11), Women for Intelligent and Smart TERritories con Flavia Marzano @flaviamarzano e la rete @WISTERWISTER (2/12), Domenico Pennone @domenicopennone Rete Civica Metropolitana della Provincia di Napoli (9/12). Informazioni e dati ambientali con  Anna Savarese @AnnaSavarese3 di Legambiente Campania e civic hacking con @OpenPompei...

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Perché #SOD14 in Campania

Posted by on Set 25, 2013 in Blog, Events, news, Post

Perché #SOD14 in Campania

Hackers o PA? Palermo o Napoli? Quale candidatura scegliere per il prossimo raduno Spaghetti Open Data  #SOD14? Napoli con l’Autorità di Gestione FERS Regione Campania o Palermo con gli hackers che partecipano alla community? La scelta tra Napoli e Palermo è tra chi è già civic hacker e chi vuole conoscere i civic hackers per capire in che modo e quali dati liberare per farli usare. Su spaghettiopendata@googlegroups.com la proposta campana è un’articolata scheda tecnica, quella siciliana un’accorata chiamata. Le argomentazioni di Andrea Borruso, però, sono valide per entrambi i territori in “ritardo di sviluppo” (usando la locuzione europea che ci accomuna). Cosa fare a #SOD14 @ Campania? Hackathon + Monithon > www.monithon.it > come il team di OpenCoesione ha denominato la caccia e il riuso dei dati pubblici attraverso il monitoraggio civico. Ci stiamo provando con www.dirittodiaccessocivico.it ma lo sforzo è grande perché la caccia ai dati qui è un safari. OpenCoesione è una miniera ma non basta a radicare la cultura della trasparenza. C’è bisogno di aprire le casseforti delle PA. C’è bisogno di un buon esempio. L’Autorità di Gestione FERS Campania candidandosi si è “aperta”, vuole dare il buon esempio ad altre PA campane e non. Portando qui le vostre idee per scrivere nuovi codici per software e App darete l’opportunità di conoscervi e far conoscere il vostro lavoro ai/alle cittadini/e attivi/e cacciatori/trici di informazioni e ai/alle giornalisti/e che vogliono imparare ad usare i dati… Ma, sopratutto, potrete far capire alle PA quali dati liberare e come. Tempo fa su Twitter Ernesto Belisario @diritto2punto0 chiese una definizione per “civic hacker” e in 140 caratteri risposi: “Chi accede agli Open data di fonti pubbliche,li riusa e produce nuovi dati,info,contenuti generando capitale sociale”. Le PA (e le Autorità di Gestione dei Fondi Strutturali, in particolare) amministrano capitali&capitale sociale ma spesso operano come le nostre banche. Date anche voi spaghettari il “buon esempio”: date credito ad una...

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Istruzione a Pompei: perché la trasparenza è competenza

Posted by on Giu 27, 2013 in Blog, Post

Finanziamenti europei: come vengono spesi nelle scuole di Pompei Pompei è città d’arte, cultura e fede, ma è anche la città dei mille paradossi. Non che sia l’unica città ad averne, specialmente nel Mezzogiorno, ma forse il peso di colossi come Santuario e Scavi, aggravato dall’occhio senza palpebra dei media internazionali, ne danneggia la già gracile fisionomia facendola sembrare ancor più compromessa. Un esempio chiaro ne dà il Grande Progetto Pompei, che a 14 mesi dall’approvazione è ancora orfano di un piano di gestione, con la conseguenza che dei 105 milioni che gli corrispondevano non è stato speso neppure tanto. Ed è esattamente questo il paradosso su cui è opportuno concentrare il fuoco: stando ai dati di Open Coesione, per Pompei si spendono, nonostante il GPP, meno soldi per Cultura e Turismo (3,3 milioni) che per l’Istruzione (3,7 milioni). Va però fatta una necessaria premessa: il sito non è aggiornato su gran parte (dei già pochi) progetti relativi agli Scavi poiché o sono troppo recenti o ancora non assegnati. Un aggiornamento, ad oggi, porterebbe il tema “Cultura e Turismo” in avanti di molte spanne rispetto a “Istruzione”, così come legittimamente intuibile, ma si tratta purtuttavia di un caso che accende una spia per una riflessione. Se dei problemi del GPP e della relativa gestione dei dati si è già parlato, è naturale domandarsi, per semplice accostamento, come le scuole di Pompei si approccino alla visione degli Open Data e più in generale quale sia la loro attenzione sulla trasparenza. Anzitutto i dati nudi e crudi (qui una più dettagliata infografica): dal 2007 ad oggi, le scuole di Pompei hanno ricevuto finanziamenti per 3,7 milioni di euro per un totale di 104 progetti, di cui 92 per acquisto di  beni e servizi e 14 per infrastrutture. Le scuole che hanno usufruito del numero maggiore di PON sono l’istituto comprensivo Matteo Della Corte e il Primo Circolo Didattico, ma chi ha usufruito della somma maggiore è il Liceo Scientifico Ernesto Pascal, con 490mila euro. Il liceo inoltre detiene un altro “record”, vale a dire di essere stato l’unico ad aver superato la soglia dei 100mila euro con un singolo progetto, avendo allestito due PON da 180mila e 108mila euro. Per le rimanenti scuole, ovvero l’istituto comprensivo Amedeo Maiuri e il Secondo Circolo Didattico sono comunque stati disposti quantità considerevoli di fondi e in linea con gli altri istituti e, inoltre, il Secondo Circolo può fregiarsi di un ulteriore “primato”, quale il numero in assoluto più alto di destinatari coinvolti, ovvero 824. Istruzione online: cosa non va Alle cinque scuole va dunque un plauso per la fervente attività. Tuttavia, approfondendo la ricerca e scavando giusto qualche centimetro in più, si riscontrano i primi problemi. Anzitutto si nota una pericolosa quanto fallace ambiguità, in Open Coesione, nei campi “Soggetto Attuatore” e “Soggetto Programmatore”. Ad esempio, per quest’ultimo, in numerosi progetti compare il doppio dato “Miur...

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Grande Progetto Pompei: come i dati aperti salveranno gli Scavi dalla black-list UNESCO

Posted by on Giu 25, 2013 in Blog, Post

Il sasso nello stagno, o meglio, il macigno nel fango, fu scagliato a Novembre 2010 dal crollo della tristemente famosa Schola Armaturarum Juventis Pompeiani, conosciuta anche come domus dei gladiatori. Di lì a quattro mesi sarebbe poi stato piantato il primo piolo della scala del Grande Progetto Pompei, ovvero il D.L. n. 34 del 31 marzo 2011, il cui art. 2 si intitola “Potenziamento delle funzioni  di  tutela  dell’area  archeologica di  Pompei”. Da aprile a luglio 2011, il coordinamento del MiBAC, DAR e DPS per la definizione degli obiettivi strategici ha prodotto un primo “Progetto Operativo”, documento di inquadramento generale poi presentato al Commissario Europeo J. Hahn, tramite cui sono state instaurate le prime relazione con la Commissione Europea. Successivamente, il 18 ottobre 2011 al suddetto triangolo di enti veniva accostato anche Invitalia, per il supporto tecnico, mentre il 10 novembre 2011 veniva creato lo Steering Committee, l’organo di indirizzo strategico per quello che fu poi nominato “Progetto Pompei”. Il 26 novembre 2011, MiBAC, DAR e DPS lo candidano presso la Commissione Europea come “Grande Progetto Comunitario” (ex Reg. CE 1083/2006). Il 29 marzo 2012 viene approvato il finanziamento di 105 milioni di euro (tra fondi europei e nazionali) per il Grande Progetto Pompei (anche Major Project Pompeii) mentre il 5 aprile 2012, infine, gli viene accostato un “Protocollo di Legalità” mirato alla prevenzione da possibili infiltrazioni criminali. Tuttavia, dopo tale infervorata gestazione, il GPP ha visto nel suo primo anno di vita ben poche azioni indirizzate all’utilizzo di una mole così imponente di finanziamenti. Ad aprile 2012, difatti, la Soprintendenza Archeologica di Pompei pubblicò cinque bandi per il recupero di alcune domus, ma solo quelli per la Casa del Criptoportico e la Casa dei Dioscuri sono stati finora aggiudicati. Dopo altri 13 mesi, ovvero nello scorso Maggio, sono stati aggiunti dei bandi per la messa in sicurezza dal rischio idrogeologico dei terreni demaniali a confine con gli Scavi, anch’essi in attesa di assegnazione. In generale si evince che, escludendo le opere già finanziate dalla Soprintendenza, oltre alle spese appena specificate e quelle relative alle diagnosi per i lavori da effettuarsi, i fondi effettivamente utilizzati sono decisamente esigui sul totale di 105 milioni disponibili. Eppure il GPP ha un’ampia articolazione operativo-finanziaria, che può essere sintetizzata in cinque punti: Piano della Conoscenza (8,2 mln) per la diagnostica e i rilievi da farsi Piano delle Opere, distinto in “a progettualità avanzata” (47 mln) per realizzazione di 39 progetti già redatti su sicurezza, restauri e mitigazione rischio idrogeologico; e “nuove opere” (38 mln). Piano per la fruizione e miglioramento dei servizi e della comunicazione (7 mln), ovvero adeguamento servizi al pubblico e promozione Piano della Sicurezza (2 mln) per videosorveglianza e impianti Piano di Rafforzamento Tecnologico e Capacity Building (2,8 mln) per l’adeguamento delle tecnologie per la gestione, monitoraggio e organizzazione del sito. In quest’ottica, un Progetto ombrello che anche per definizione è “grande” sembra...

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Mamme Vulcaniche vs Ministro dell’Ambiente

Posted by on Mar 18, 2013 in Blog, Post

Inatteso fuori programma domenica 17 marzo agli scavi di Pompei durante la Conferenza stampa per la presentazione del progetto di riorganizzazione e potenziamento della raccolta differenziata all’interno degli scavi archeologici e del parco nazionale del Vesuvio, realizzato e finanziato dal Conai con il supporto creativo e produttivo dell’agenzia pubblicitaria Incoerenze. L’associazione delle “Mamme vulcaniche” di Boscoreale ha contestato il Ministro uscente dell’Ambiente, Corrado Clini, e le autorità locali denunciando che le falde acquifere del territorio vesuviano sono inquinate dai rifiuti. I giornali on line la Repubblica, il Corriere della Sera, riportano la cronaca dell’avvenimento, ma non informano dando i dati sull’inquinamento, sulla discarica di Terzigno, sul traffico dei rifiuti, le statistiche di mortalità e dei tumori nel territorio vesuviano. Eppure la Convenzione di Aahrus del 1998, a cui l’ Italia ha aderito, impone alle amministrazioni pubbliche di produrre le informazioni ambientali e consentire l’accesso ai documenti relativi a questioni ambientali a qualsiasi cittadino che ne faccia richiesta e l’associazione Libertà di Stampa e Diritto all’Informazione (Lsdi) eFnsi da tempo hanno elaborato  un modello di domanda per chiedere agli URP delle amministrazioni e alle aziende pubbliche copie dei documenti relativi a vicende e problemi di carattere ambientale, che devono essere consegnati per legge. Ed oggi con il diritto di accesso civico richiedere informazioni ambientali, attraverso ai dati e documenti amministrativi, è ancor più alla portata di giornalisti e cittadini. I comunicatori pubblici degli enti locali devono essere capaci di produrre queste informazioni ambientali, in forma di open data. I giornalisti devono fare informazione non solo attraverso la cronaca ma, usando gli open data ambientali, devono essere capaci di contestualizzare gli avvenimenti, specie quando questi prendono la forma dello scontro sociale. In Campania quale amministrazione pubblica e azienda di servizi di igiene urbana ha prodotto open data...

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